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Alimentazione sostenibile, il rapporto sugli italiani

La dieta degli italiani all’esame dell’Osservatorio nazionale LifeGate-Eumetra Monterosa 

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L’alimentazione sostenibile è il futuro. Lo ha sottolineato anche l’ex presidente degli Stati Uniti Obama nella sua visita milanese in occasione di Seeds and Chips. Lo affermano le realtà legate all’ecosostenibilità nel mondo come LifeGate che, in collaborazione con l’istituto di ricerca Eumetra Monterosa, ha creato una sorta di mappatura del rapporto tra gli italiani e la sostenibilità alimentare.

Il dibattito sull’alimentazione sostenibile stimola la conoscenza

La produzione alimentare è un argomento centrale nella lotta ai futuri cambiamenti climatici. L’intera filiera è coinvolta, lo sforzo deve essere collettivo. Ma anche il consumatore, nel suo privato, deve esercitare una scelta consapevole. Ed è proprio grazie alla diffusione delle notizie e i dibattiti sui social che il 36% della popolazione adulta presa a campione per il monitoraggio dichiara di aver sentito parlare e di saper spiegare il concetto di alimentazione sostenibile. Sono soprattutto le persone tra i 18 e i 44 anni ad essere consapevoli, e in particolar modo i 25-34enni. Più avanti con l’età si va, meno consapevoli si è di cosa significhi sostenibilità alimentare. Anche il livello di istruzione entra nel merito, con un rapporto direttamente proporzionale più si è istruiti. Così come il tipo professione, che permette un più facile accesso a cibi mediamente più cari.

Secondo l’indagine, il 37% della popolazione adulta afferma di non volere OGM nel carrello della spesa. Ben l’83% è d’accordo sul dare un sostegno incondizionato all’agricoltura biologica. Sono in particolare i giovani adulti ad approvare pienamente il cibo bio (97% tra i 18-24 anni). A favore del bio si schierano soprattutto i laureati (91%), i lavoratori in proprio, impiegati, insegnanti e docenti (tra il 90 e il 93%). I vegetariani sono in prima linea (96%) nelle scelte biologiche, seguiti da chi sta cercando di limitare i consumi di carne (87%). Ma anche gli onnivori stazionano ad un importante 81%. Il 57% degli italiani inoltre è disponibile a pagare un sovrapprezzo per i prodotti a filiera corta e il 44% per alimenti da agricoltura biologica.

Scarto tra opinioni e consuetudini reali

A rompere l’idillio arrivano però i dati rilevati dall’Osservatorio. Quello che si rileva è piuttosto diverso, e sicuramente più complesso. Per esempio, a fronte del 27% di italiani adulti che dichiara di consumare sempre prodotti a km 0, e il 20% di portare in tavola cibi biologici, la filiera corta conta solo un 14% di ‘affezionati’ giovani. Inoltre, le differenze dal punto professionale e dell’istruzione sono in realtà appena sfumate. A riprova che anche chi in teoria ha accesso a maggiori informazioni e dispone di mezzi economici adeguati non necessariamente è pronto ad abbracciare abitudini alimentari ‘integraliste’. Salvo la motivazione non venga da altri motivi, come sembra attestare il 46% di risposte positive tra i vegetariani.

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