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L’impero in via d’estinzione

Mentre nelle nostre sale cinematografiche esce “Il Sole”, film di Alexander Sokurov sull’ultimo imperatore divino del Giappone, nel paese del Sol Levante si apre l’acceso dibattito sulla successione al trono.

Impero Giapponese

La rinuncia alla divinità. Pare Charlot quell’omino piccolo, e invece è stato l’ultimo Dio in terra. Hirohito ricorre ai lacchè per aprire la porta ed è incapace di abbottonarsi l’abito da solo. Annusa i fiori con l’animo gentile e si lascia andare a pose davvero chapliniane. E’ un imperatore fatto di tic e vezzi. Si mordicchia le labbra fino a consumarle. Mentre la Storia avanza a lunghi passi, Hirohito si avvita nelle sue abitudini: colazione, studio della biologia marina, hobby come la grafìa elegante per la poesia o un sigaro Havana dopo cena. L’uniforme militare e il camice per studi scientifici, l’abito per l’ora di poesia e la vestaglia da camera. Poi, quando McArthur lo mette davanti all’incolumità del suo popolo, l’imperatore ammette di non essere con tutta probabilità un Dio. L’impero giapponese rinuncia allo status divino del suo imperatore.

Così il regista russo Alexander Sokurov dipinge l’ultimo imperatore divino del Giappone nel suo film Il Sole, in uscita il 18 novembre in Italia. Sessanta anni dopo la rinuncia alla propria divinità l’ultimo Impero rimasto sul globo terracqueo rischia l’estinzione. Cari sudditi, qui ci manca un maschio. Il dibattito è vivo da quasi cinque anni, quando Masako, consorte del principe ereditario Naruhito, dopo otto anni di inutili tentativi è riuscita a partorire un erede. Ahinoi, si trattava di una bambina. Urge allora una modifica della legge salica che proibisce a una donna di salire sul trono per assicurare la continuazione della dinastia imperiale.

La prigione dorata di Masako. Piena di rinunce e obblighi pubblici è stata la vita della principessa Masako. Brillante diplomatica laureata ad Harvard, acclamata dai giapponesi al suo ingresso nella famiglia imperiale, si è ritrovata quasi segregata nel Palazzo: il suo compito era semplicemente quello di procreare un erede. Caduta in depressione, ricoverata lo scorso anno per un attacco di herpes zoster, una malattia cronica dovuta alla sua estrema debolezza, la principessa si è ritirata dalla vita pubblica, ma difficilmente affronterà altre gravidanze. I giapponesi trepidano in attesa del guizzo che regali all’impero un bel maschietto: ma seguono la vicenda più come una soap rosa che per autentico attaccamento alla famiglia imperiale.

Le otto imperatrici del passato. A ben scrutare le pagine di storia appare poi che l’Impero giapponese sia diventato maschilista solo dalla fine delle ‘800, quando la restaurazione del potere imperiale vestì con l’uniforme militare l’imperatore Meiji e fu vietato alle donne di accedere al trono del Crisantemo. Lungo la storia del Giappone si sono succedute ben otto imperatrici. Fu ad esempio la regina Himiko, nel III secolo d. C., a radunare sotto il suo scettro le tribù sparse dello Yamatai. Se allora Aiko salirà al trono si tratterà quindi di un ritorno alla tradizione, più che di una rivoluzione. Il divieto è stato confermato nel 1947 con una legge relativa alla Corte Imperiale, che però potrebbe essere modificata con un voto a maggioranza assoluta del Parlamento.

La commissione di dotti. Sei esperti del più alto rango giuridico, etico, politico, economico ed imperiale si è occupato della questione e ha consigliato il Parlamento. “Dopo attente riflessioni”, dice il capo della commissione Hiroyuki Yoshikawa, “abbiamo trovato un accordo per allargare il diritto di successione imperiale alle figlie e alla loro discendenza. Rimane ancora da studiare se il diritto di successione vada al primo figlio, indipendentemente dal sesso, oppure se tra discendenti vada comunque privilegiato, se esiste, l’erede maschio”. L’idea sarebbe quella di prendere a modello le leggi dei reali inglesi, che più volte hanno dimostrato di sapersi adattare ad ogni situazione. Pronta la reazione del governo: “L’anno prossimo sottoporremo al Parlamento una nuova legge di successione”.

Il problema delle donne impure. Anche se la vicenda seguirà il corso che ha intrapreso e vedremo la piccola Aiko sul trono del Crisantemo, il remoto e misterioso impero giapponese rischia comunque l’estinzione. I rigidi rituali della chiesa scintoista prevedono infatti una serie di complesse cerimonie propiziatorie officiate dall’Imperatore. Il problema è che le donne nel periodo mestruale, in quanto impure, non possono parteciparvi. Come fare allora nel caso di Imperatore donna? Tra l’altro la principessa Masako pare abbia fatto un po’ la furba e abbia addotto la suddetta scusa per declinare diverse funzioni religiose. Scoperta dai burocrati dell’Impero ora si ritrova monitorato il ciclo con precisione cronometrica.

L’80% dei giapponesi dice “Pazienza”. Il mito dell’ininterrotta successione imperiale giapponese dura da 124 discendenti di Jimmu, il primo imperatore assiso sul trono dalla Dea del sole. In passato, in caso di impasse ereditari, si ricorreva alle concubine. Ora è tutto più trasparente e allora la faccenda si presta meno a simili scorciatoie. La vicenda, in realtà, sfiora solo lontanamente l’opinione pubblica giapponese che per l’80% si dice indifferente alle sorti dell’Impero. Sì, bene lo shintoismo, la cerimonia del tè, le geishe, l’ikebana e tutto il resto, ma l’Impero, in fondo, non lo sentono parte della tradizione.

Privatizzare la Casa Imperiale? Da quindici anni il paese del Sol Levante vive una grave crisi di sviluppo. L’intreccio malsano tra politica e affari ha bloccato lo sviluppo galoppante degli anni ’80. A settembre Junichiro Koizumi è stato rieletto a primo ministro con una vittoria schiacciante. Aveva indetto elezioni anticipate in seguito alla bocciatura da parte del Senato del disegno di legge per la privatizzazione delle Poste. Puntando sui giovani, sulle donne e su un vasto programma di privatizzazioni, Koizumi ha vinto di nuovo. E allora, nel Giappone sempre preso in mezzo tra le tradizioni e le avanguardie tecnologiche, tra la società antica e quella moderna, tra legge scritta e necessità di cambiamento, ci sarà forse bisogno anche di una privatizzazione della Casa Imperiale per farla uscire dalle strettoie di troppe cerimonie?

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Claudio Moretti, collabora con diversi programmi televisivi (tra cui “Cronache Marziane” e “Sfide”) e testate online. Ha realizzato il documentario “Teatro del silenzio” sul teatro sordo-muto.

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