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Beowulf

Dopo il riuscito “Polar Express” con la tecnica ‘performance capture’ Zemicks torna con questo nuovo “Beowulf” ci regala uno spettacolo tanto magniloquente quanto affetto da gigantismo

Immagine tratta dal film Beowulf di Robert Zemeckis

Con la sua continua ricerca nel campo degli effetti speciali, che ha
coinciso anche con una sperimentazione tecnica e linguistica molto personale,
Robert Zemeckis ha scritto pagine fondamentali nella storia del cinema
contemporaneo. Pensiamo ad esempio a capolavori innovativi come “Chi ha
incastrato Roger Rabbit?
(Who Framed Roger Rabbit?, 1988) o “Forrest Gump
(id., 1994), oppure a tentativi più personali quale “Cast Away” (id., 2000), le
cui riprese sono state interrotte di un anno per far dimagrire Tom Hanks.
Eppure, Zemeckis non ha mai dimenticato di andare incontro alle esigenze del
pubblico, offrendo sempre uno spettacolo all’insegna dell’emozione ed insieme
della sobrietà. Da quando ha cominciato a sperimentare con l’animazione in
digitale, e più precisamente con la tecnica che è stata ribattezzata performance capture, questo grande
cineasta sembra però non aver ancora ritrovato quel senso della misura che ha
contraddistinto i suoi lavori più riusciti. Se infatti il precedente “Polar
Express
” (id., 2004) risultava un concentrato di retorica e buonismo melenso,
con questo nuovo “Beowulf” ci regala uno spettacolo tanto magniloquente quanto
affetto da gigantismo.

Il film, tratto dal poema epico più antico mai scritto
in lingua inglese, mette così tanta carne al fuoco che non riesce a trovare
compattezza: la prima parte è decisamente più assimilabile agli stilemi
dell’horror, con le scene in cui compare il disgustoso Grendel che a tratti sfiorano
il raccapriccio. Nella seconda metà ci si muove invece più esplicitamente verso
il grande spettacolo per famiglie,  con
dispiego di grande inventiva cinematografica. Film d’animazione “adulto” se mai
ne è stato fatto uno, “Beowulf” rimane comunque un momento di cinema
impressionante per la sua realizzazione, ma soffre della difficoltà di trovare
un centro estetico che ne puntualizzi la sua stessa natura: di sicuro non è un
film per bambini, e perde in qualche modo di presa sullo spettatore nel suo essere
un tale “ibrido”.

La tecnica messa a punto da Zemeckis è notevolmente
migliorata rispetto al precedente lavoro, ma rimane comunque nel campo
dell’animazione digitale, e tutto sommato la necessità che questo film venisse
girato in questo modo non risulta ben chiara. Visivamente magniloquente,
Beowulf” rimane un prodotto a metà perché fondamentalmente incerto sulla sua
stessa natura e sul proprio target di riferimento. A quale pubblico è destinato
questo film, se non a Zemeckis stesso? Sarà il responso del botteghino a
dircelo…