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La rinascita di Belfast

City break nella capitale dell’Ulster, tra murales, pub storici e la vita sul lungofiume. Aspettando l’evento più importante dell’Irlanda del Nord, il Belfast Festival at Queens.

Belfast
©CECILIA MARTINO

19,5 metri in acciaio inossidabile e bronzo descrivono,
nella tavolozza dipinta dai colori di volta in volta cangianti del cielo
irlandese, la silhouette di una ragazza che tiene tra le mani un cerchio, il
globo del mondo, esponendolo sinuosamente con un movimento di apertura, per
accogliere nel suo canestro speranza, aspirazione e spiritualità.

Se l’arte più
che lo specchio della vita è la sua anticipazione, questa statua, nominata “Beacon of hope”, che da qualche anno svetta
sul Queens Bridge di Belfast, è quasi un monito a chi giunge nella capitale
dell’Irlanda del Nord senza sogni da vendere. Sì perché Belfast – da qualche
mese raggiungibile con volo diretto easyJetda Roma – il suo sogno lo sta realizzando pian piano, da quando l’immagine
politica della città afflitta dalle lotte civili tra cattolici e protestanti ha
ceduto il posto a quella della capitale dei sogni proibiti, dove tutto è
possibile. Anche la convivenza non violenta, viene da aggiungere.

La Belfast
dei murales che ricoprono per chilometri i muri delle due vie rivali, Shankill
e Falls Road, è storia recente e fa impressione sentir parlare di un muro
divisorio persino nel cimitero dove, a quanto pare, sotto terra si pensa a un
immaginaria barriera che separi le anime cattoliche da quelle protestanti. Ma
le pagine di storia su cui oggi Belfast scrive la sua rinascita sono lontane
dai ghetti, si sfogliano nel quartiere portuale lungo il fiume, quel fiume Feirste (in gaelico, altrimenti Lagan)
da cui la stessa città prende il nome (Bel Fast cioè la foce del fiume Feirste).

E’ qui, a due passi dal cantiere dove fu progettato il Titanic, che prende forma
l’avanguardia di Belfast, già visibile in alcune strutture avveniristiche atte
ad accogliere congressi e grandi eventi, come Waterfront Hall e Odyssey nel
Queen’s Quay. Nella grande Arena dell’Odyssey si sono già esibite star
internazionali come Oasis, Eric Clapton, Christina Aguilera e Cher. Come non
amare, dunque, questo fiume che è stato un elemento decisivo per la rivoluzione
industriale della città e di tutta l’Irlanda del Nord, databile tra il 1851 e
il 1911 quando la popolazione quadruplicò e presero vita progetti navali come
quello dell’Olympic e dell’infelice Titanic.

A ricordare onori e oneri di quei
progetti sono oggi  le due enormi gru
gialle targate H&W (Harland e
Wolff), che passano alla storia come Sansone e Golia. I due giganti di cemento
alti 140 metri, vengono salutati come pezzi di archeologia industriale, marca
estetica del nuovo Titanic Quarter
ancora in via di sviluppo. Non c’è locandina o guida turistica della città che
non inviti a passeggiare nella banchina (Lagan
Lookout
), a salutare – magari con un bacio schioccante propiziatorio – il “Big Fish” di John Kindness a tinte
azzurrine maiolicate.

L’ennesima scultura simbolica di Belfast è un grande
pesce posto a Donegall Quay, sull’area della banchina nel punto dove partono le
gite in battello sul fiume, che celebra il giorno in cui nelle acque del Lagan tornarono,
con tutto ciò che ne consegue, i salmoni. Le tessere che rivestono la “pelle”
azzurrina del Big Fish sono decorate da scene e testi legati alla storia della
città. Naturalmente Belfast non è solo il porto e il via vai sul lungofiume. La
città conserva un ricco patrimonio storico e artistico nei quartieri Queen’s e
Cathedral dove la vita notturna si consuma negli immancabili pub.

La Cattedrale di Sant’Anna dà il nome al
quartiere più rocambolesco di Belfast, un miscuglio di bar gay e cabaret con
spettacoli di drag queen accanto a pub tradizionali. Provate a immaginare
l’evoluzione moderna di un’area che per secoli è stata praticamente colonizzata
da artisti, intellettuali, scrittori, marinai e rivoluzionari. Oggi continua
ad essere centro propulsore di arte, calamita degli eventi più alternativi e di
kermesse internazionali come il Belfast
Festival at Queens
(dal 21 ottobre al 6 novembre 2005) che, giunto alla 43°
edizione, richiama nella capitale tutto il mondo della danza e del teatro, del
jazz e del blues, dell’opera e del cinema.

E tutto questo a sole due vie di
distanza dalla strada dello shopping Royal Avenue, in pieno City Centre dove domina il Municipio con il suo stile classico
rinascimentale e, poco più avanti (Great Victoria Street) il maestoso Teatro dell’Opera
(Grand Opera House) aperto nel 1895
e disegnato da Frank Matcham, dove si esibì anche un ancora sconosciuto Luciano
Pavarotti.

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