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Una notte insonne aumenta il rischio di Alzheimer

Secondo i ricercatori del National Institutes of Health, passare una notte in bianco potrebbe aumentare i livelli della proteina beta-amiloide nel cervello

notte insonne
Courtesy of©KatarzynaBialasiewicz/iStock

Passare una notte insonne ha delle conseguenze non indifferenti sul proprio fisico. Oltre ad alterare l’umore, stando a quanto si legge sul Business Insider, i rischi interesserebbero anche il cervello che, senza un adeguato riposo, non riuscirebbe a rimuovere le tossine immagazzinate durante il giorno. In tal caso si potrebbe verificare un accumulo della proteina beta-amiloide, una sostanza che danneggia progressivamente il tessuto neuronale. A darne prova è stata una ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Notte insonne? Aumenta il rischio di Alzheimer

Lo studio, condotto dai ricercatori del National Institutes of Health, ha evidenziato che le persone con Alzheimer, generalmente, hanno concentrazioni più elevate di proteine beta-amiloidi. Al fine di verificare la tesi, sono stati monitorati 20 soggetti sani (10 donne e 10 uomini di età compresa tra 22 e 72 anni) dopo una regolare notte di riposo e una in cui, invece, sono stati privati del sonno. Come? I ricercatori hanno utilizzato la tomografia a emissione di positroni (PET), in grado di quantificare l’accumulo di proteina beta-amiloide nel cervello.

Gli scienziati, guidati da Ehsan Shokri-Kojori, hanno scoperto che anche una sola notte di sonno disturbato è sufficiente affinché tale proteina si vada ad accumulare in alcune regioni del cervello portando alla formazione di placche amiloidi e al danneggiamento dei neuroni. 

Avere un sonno regolare è fondamentale

I ricercatori pensano che avere un sonno regolare possa compensare gli effetti negativi di occasionali nottate insonni. Il problema si fa serio però qualora queste privazioni si dovessero verificare frequentemente. Questo perché la proteina beta-amiloide può rendere più difficile prendere sonno. Si andrebbe così a innescare una pericolosa spirale negativa che potrebbe favorire l’insorgenza dell’Alzheimer.

Ciò si verifica indipendentemente dall’età o dal sesso. Gli scienziati avevano precedentemente dimostrato un effetto simile nei topi e nel liquido cerebrospinale degli esseri umani. Fino ad ora non era però stato osservato in un vero cervello umano. I ricercatori, al fine di confermare le osservazioni preliminari, intendono condurre ulteriori esperimenti su campioni più ampi.

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