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La piazzetta e il jitterburg craze

Abbandoniamo ora il porto, e saliamo a Capri, anzi alla “piazzetta”. Il vescovo di South Wind di Douglas – abbiamo visto – salì in carrozzella. Noi saliamo in tassì, uno di quelli di Capri, scoperti e spesso risalenti agli anni sessanta

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Abbandoniamo ora il porto, e saliamo a Capri, anzi alla piazzetta. Il vescovo di South Wind di Douglas abbiamo visto – salì in carrozzella. Noi saliamo in tassì, uno di quelli di Capri, scoperti e spesso risalenti agli anni sessanta, volutamente pittoreschi, oppure con la prosaica e poco costosa funicolare. Se scegliamo la via del vescovo Heard, passiamo per la chiesa di San Costanzo, il patrono dellisola.
Ma è tempo di parlare della piazzetta sulla quale le celebrità del mondo hanno doverosamente sfilato, a godimento dei turisti e ad apparente indifferenza dei paesani. Apparente, dico: Edwin Cerio, un nume tutelare e un mito autocompiacentesi dellisola, scrive di Marinetti: Quando Marinetti passa per le strade di Capri si sente subito che è una celebrità mondiale. Nessuno se ne accorge.
Un quadro composito degli ulissidi (ossia di coloro che arrivano a Capri da fuori) lo fornisce uno scrittore di cose di Capri altrimenti alquanto piatto e scontato, Harold Trower, in Society in Capri!: Cè la vecchia banda (non marca) [è un gioco di parole fra band e brand] dei primi scopritori della bella e timida Capri, gente bohemien fino allosso, e contraria a tutte le innovazioni e ai nuovi venuti, cè lelemento eremita, vero e non adulterato, che vuole essere lasciato solo e odia tutti. Cè lelemento ultra convenzionale, che beve il tè, porta il cappello a cilindro, che frequenta la chiesa, che fa sempre le stesse cose alle stesse ore gli stessi giorni, e quando lo incontri dice le stesse cose con la stessa voce. Qui come in tutte le comunità ci sono quelli che hanno un sacco di soldi e non sanno come spenderli, e quelli che non hanno una lira, pur sapendo bene come spenderla. Ci sono quelli di religione strettamente protestante, I rigidi cattolici, una spruzzatina di buddisti, due o tre confuciani, e un forte contingente di coloro la cui sola religione è ladorazione di se stessi. Il quadro di questo composto chimico è, in sostanza, quello descritto da Douglas in South Wind.
Oggi non è più possibile guardare i due topoi del centro del paese, della vecchia Capri, lalbergo Pagano, il cui posto è preso dal La Palma, e il caffè Zum Kater Hiddigeigei, il vecchio ritrovo della comunità tedesca, di eccentrici e dei primi turisti.
La mondanità di Capri ebbe un rilancio, se non culturale, almeno turistico, quando lisola fu invasa da ufficiali americani lì inviati per periodi di riposo, e temporaneamente sottratti alle insidie mortali dei campi di battaglia della Campagna dItalia.
Edwin Cerio pubblicò, nel 1944, un fascicoletto in inglese, Capri OK, con divertenti illustrazioni, che è chiaramente destinato alleffimero pubblico degli occupanti alleati, in particolare americani. Lultimo capitolo è intitolato Enter Americans, Arrivano gli americani, e così si conclude: Da ogni bar e albergo fuoriesce il suono di una banda jazz, che accompagna il jitterbug craze, lo scatenato tremito della cimice [il ballo alla moda che unillustrazione ci mostra]: bevande, ragazze, canzoni e risate! Sì, questa isola è OK, ragazzi!. La piazzetta ricorda Wall Street, per coloro che non ci sono mai stati. E quando le jeep scaricano irresistibili militari e la funicolare arriva stipata di ragazze della Croce rossa,si potrebbe ben credere di stare sulla Fifth Avenue.
La ripresa del turismo nel dopoguerra disturbava quanti erano abituati alla diversa, piu rarefatta anche se eccentrica atmosfera della Capri precedente. Norman Douglas, che più di ogni altro letterato associa il suo nome allisola, così commentava: Attualmente, Capri rischia di diventare una seconda Hollywood, e ciò è quanto essa stessa a quanto sembra – aspira a divenire. Lisola è troppo piccola per sopportare questo insulto senza perdere dignità: la peste dei cosiddetti musicisti che assordano le orecchie in ogni ristorante, le strade bloccate da camion e macchine, navi e motoscafi che scaricano truppe di vistosi turisti ad ogni ora del giorno.
Norman Douglas, ovvero la letteratura caprese al suo meglio.
Così lo descrive Moravia durante un suo soggiorno caprese, esattamente in quegli anni: Quando la guerra finì, passai qualche tempo in una villa in una località chiamata Tiberio con alcuni amici inglesi, uno dei quali era amico di Norman Douglas. Così un giorno destate Douglas, che allora viveva a Sorrento, venne a Capri per essere nostro ospite per una settimana. Lo ricordo molto bene. Era alto, molto alto, sottile, elegante: la sua testa era quella di un vichingo con i capelli bianchi con sfumature bionde. Lespressione del suo volto era molto severa, anche un po wasp. Non appariva lesteta che ho descritto, ma piuttosto un ministro della Church of England. Dopo essere stato per qualche tempo con lui, comunque, ogni suo tratto venne in superficie: lex diplomatico, il naturalista, il bohemien, ma soprattutto ledonista indefesso che inverava il detto inglese italianato, diavolo scatenato.

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