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Altai, l’ultima avventura letteraria di Wu Ming

Wu Ming, il collettivo di scrittori che al suo esordio si firmò con lo pseudonimo di «Luther Blissett», torna nel mondo del suo primo romanzo

Altai

Appassionante, come dieci anni prima, ma con i toni più commisurati di chi nel frattempo si è “invecchiato”. L’ultimo lavoro di Wu Ming non delude neanche questa volta, proseguendo con la forma ormai collaudata del romanzo storico, o più precisamente di quello che è stato chiamato “New italian epic”.

In questo universo narrativo meta-storico, che rilegge cioè i fatti storici alla luce di una coscienza politicamente impegnata, gli autori ci riportano indietro nel mondo di Q, i primo romanzo firmato sotto il nome collettivo di Luther Blissett. Ma Altai non è un sequel, un Q seconda parte, e nel frattempo tanta acqua è passata sotto i ponti: a differenza dello pseudonimo aperto Luther Blissett, dietro cui si celava un manipolo di “destabilizzatori del senso comune” ed attivisti metropolitani di matrice situazionista, Wu Ming indica invece un preciso nucleo di persone, a capo di un progetto eminentemente letterario, un vero e proprio atelier creativo che da dieci anni non smette di sfornare capolavori.

Pur non abbandonato i toni epici che contraddistinguono tutti i loro romanzi, da Q a 54, passando per Asce di guerra e Manituana, in questo nuovo lavoro gli autori approcciano la storia con un maggior disincanto: gli eroi del passato non hanno perso l’ideale, semplicemente lo hanno ricollocato alla luce di una nuova maturità politica e di una sopraggiunta consapevolezza dell’atavica imperfezione umana.

Quello che invece ritorna di Q è l’ambientazione cinquecentesca, dove si muovono personaggi nuovi, o invecchiati, accomunati però dalla stessa tensione utopica di chi, seppur con mezzi diversi, continua a rincorrere un ideale di libertà.

Anche questa volta gli autori orchestrano una “spy story” rocambolesca, il cui valore aggiunto risiede nella magistrale perizia storica che fa muovere i personaggi in un corpus narrativo organico e coerente. E’ così che scavando nelle pieghe della storia riemergono nomi dimenticati, uomini e donne che hanno influito attivamente sulle sorti del proprio tempo, per ripiombare inesorabilmente nell’oblio.

Q aveva iniziato questa avventura narrando la lotte intestine che imperversarono in Europa dall’inizio della riforma protestante, fino al ristabilimento dell’ordine sotto Papa Paolo IV Carafa e l’inquisizione romana; Altai riprende laddove il precedente romanzo di si era interrotto, spingendo oltre l’indagine storica e addentrandosi nei meandri della guerra di Cipro, in quel periodo che segnò il primo grande scontro tra Oriente e Occidente, culminato poi nella colossale battaglia di Lepanto.

Anche in questo caso la storia è rivissuta attraverso le gesta di grandi “sconosciuti del passato”; uno tra tutti è il ricco e potente ebreo portoghese Yossef Nasi, fuggito da Venezia e riparato a Costantinopoli, dove sotto la protezione del sultano Selim II progetta di costruire a Cipro un nuovo regno di Sion per accogliere i rifugiati ebrei di tutto il mondo. Alle sue dipendenze è il protagonista Emanuele de Zante, ex agente della Serenissima, scappato anche lui da Venezia in seguito complotto ordito ai suoi danni. In questo mirabile intreccio storico riemergerà anche il vecchio protagonista di Q, il fiero combattente dai molti nomi, l’uomo che aveva sfidato il potere da una parte all’altra del continente europeo. L’asse geografico è ora spostato ad Oriente, dove i tre protagonisti si uniranno in una nuova epopea segnata da oscure macchinazioni politiche, intrighi di palazzo e conflitti identitari.

Anche questa volta il collettivo Wu Ming non si smentisce e da alle stampe un altro romanzo che tiene svegli fino all’alba.

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