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Uva: proprietà e ricette per depurarsi

Settembre è il periodo ideale per un regime detox a base d’uva, ma anche per usare questo frutto in ricette originali

Uva nera
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Ampeloterapia non è un nome particolarmente comune, eppure i suoi benefici si dovrebbero imprimere a caratteri cubitali in ogni banco frutta: si tratta infatti della cura dell’uva, una potente alleata per la depurazione dell’organismo. Da tempi immemori si conoscono le eccellenti proprietà dell’uva, che giusto in questo periodo dell’anno sta arrivando sulle tavole per accompagnarci verso l’autunno, grazie al suo perfetto mix di sostanze benefiche. I polifenoli che contiene un grappolo d’uva e in particolare il resveratrolo sono potenti antiossidanti efficacissimi nel contrastare i radicali liberi, mentre l’altissimo contenuto di acqua (circa l’80%) aiuta a depurare fegato e intestino. A ciò vanno sommate le vitamine (A, B e C) e i minerali (potassio soprattutto). E’ indicata in caso di anemia, di problemi circolatori, di affaticamento, di malattie della pelle.

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L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma è sull’aspetto depurativo che vogliamo soffermarci. Abbiamo detto che l’uva è un’ottima alleata delle funzionalità epatiche ed intestinali, perché aiuta ad eliminare le tossine che, immancabilmente, abbiamo accumulato nei mesi estivi. Settembre è momento dell’anno perfetto per praticare la cura a base di uva, che consiste nel mangiare solo ed esclusivamente questo frutto per 2-3 giorni. Tuttavia è sempre utile consultare il medico perché non è una dieta indicata a chi soffre di glicemia alta, in caso di problemi renali, e non è consigliabile durante il periodo mestruale.

Pochi giorni di ampeloterapia sono un’eccellente esperienza purificante, tuttavia basta consumare quantità giornaliere di dolci grappoli per assimilarne i benefici. E non solo come frutto o macedonia. Provate per esempio ad aggiungerla ad insalate: essendo molto dolce l’uva (preferibilmente nera, ma va bene anche bianca) si accosta benissimo a verdure amarognole come l’indivia o il radicchio. E’ ottima per accompagnare i formaggi stagionati oppure con il pesce affumicato (provate un antipasto di salmone e uva banca per esempio). Molte ricette l’accostano alle carni particolarmente saporite. Ma visto che siamo in periodo di vendemmia, ecco una ricetta prettamente legata a questo periodo, un dessert di antica tradizione contadina che sorprenderà i vostri ospiti, i sugoli. Si tratta di un budino a base di mosto d’uva, che si presenta con un invitante colore violaceo, una consistenza da acquolina in bocca se amate i dolci al cucchiaio e con poco zucchero. Ogni casalinga possiede la sua personale ricetta, che prevede dosaggi leggermente diversi a seconda della tradizione, ma in linea generale si procede così.

Se avete a disposizione del mosto d’uva ve ne serviranno circa 500 ml. Altrimenti prendete 700 grammi di uva nera (l’uva fragola sarebbe l’ideale) e mettete gli acini bollire in poca acqua – mezzo bicchiere – per 5 minuti. Quando gli acini cominciano a rompersi toglieteli dal fuoco e passateli con un colino, schiacciando con un cucchiaio in modo che il succo fuoriesca. Questo succo che avrete ottenuto è il mosto, che sarà la base del budino. Versatelo in un pentolino, aggiungete un cucchiaio di zucchero (con l’uva fragola non serve) e 2 di farina setacciata. Fate cuocere il composto a fuoco lento mescolando con una frusta in modo che non si formino grumi: in 10 minuti dall’ebollizione la crema di addenserà. Una volta densa, togliete dal fuoco e mettete in coppette singole o in un unico contenitore, che poi lascerete raffreddare in frigorifero, servendo poi da freddo. Una scuola di pensiero preferisce aggiungere mezzo bicchiere di farina gialla, in modo che la consistenza diventi più granulosa e ‘rustica’, e c’è anche chi aggiunge al composto un pizzico di cannella: sperimentate e scegliete a seconda del vostro gusto personale.

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