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Back to work, come superare il trauma del rientro

I consigli dello psicologo per tornare in ufficio (e allo smart working) con la giusta dose di energia e positività 

donna alla scrivania dell'ufficio
Courtesy of©izusek/iStock

L’estate è ormai agli sgoccioli e, con l’arrivo di settembre, per la maggior parte degli italiani si chiude il capitolo ferie. Il ritorno al dovere è ormai prossimo e ciò significa inevitabilmente abbandonare il lettino in spiaggia per tornare alla scrivania. Riprendere il ritmo, dopo un periodo di riposo, e riabituarsi al solito tran-tran quotidiano – tra il telefono che squilla all’impazzata e le mille mail a cui rispondere – non è sempre semplice. Il rientro al lavoro dunque, se non affrontato in maniera adeguata, può generare una sensazione di malessere e inquietudine.

Rientro al lavoro, guida alla sopravvivenza

“Per tante persone la fine delle vacanze produce due stati d’animo che spesso si mescolano tra loro: mi riferisco all’ansia e alla tristezza. Ansia di ricominciare, che si declina come anticipazione della fatica che spesso immaginiamo come insormontabile. Tanti i quesiti che assillano la mente: ‘Ce la farò a sostenere i ritmi dello scorso anno, a sopportare le solite dinamiche al lavoro e ancora a conciliare gli impegni lavorativi con quelli extra lavorativi?’. La tristezza, invece, spesso prende la forma di una malinconia per ciò che di bello si è vissuto durante le vacanze e che ci accingiamo a perdere non appena si rientrerà al lavoro.

Questi due stati d’animo accomunano più o meno tutte le persone che rientrano al lavoro dopo un periodo di ferie. Se per molti ansia e tristezza diminuiscono di intensità di solito entro qualche settimana dalla ripresa del lavoro, per altri diventano così eccessive da impattare negativamente sulla salute psicologica”, spiega il dott. Giuseppe Iannone, psicologo iscritto alla piattaforma Guidapsicologi.it.

ragazza stressata per il lavoro

Come ovviare? “In questi casi può essere di aiuto indagare assieme a un professionista – come uno psicoterapeuta – l’origine di tale pervasività. Non tanto per etichettare queste emozioni come patologiche, quanto per scoprire cosa vogliano dirci. Le emozioni, infatti, sono spesso segnali da ascoltare e interpretare piuttosto che da eliminare e, se non indagate nel loro significato più autentico, possono produrre psicopatologia. Trasformarle da ospiti indesiderati a indicatori della qualità della nostra vita può invece diventare occasione per agevolare un cambiamento, una rinascita, un riposizionamento esistenziale maggiormente identitario e quindi foriero di benessere”, rivela l’esperto.

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Smart working, i pro e i contro

Per molti il back to work sarà in realtà virtuale: quali le conseguenze del lavoro da remoto? “Lavorare in modalità smart working può costituire una maniera più soft per abituarsi al rientro dalle vacanze. Lo smart working permette infatti di risparmiare tantissimo tempo per esempio negli spostamenti da/per il lavoro che può essere investito per dedicarsi ad altre attività più piacevoli o per godersi la famiglia e gli amici. Oppure per sonnecchiare mezz’ora in più al mattino. Scompare totalmente anche lo stress legato agli spostamenti stessi: niente più ore in fila sulle strade, niente guerra a colpi di clacson e imprecazioni per avere la meglio al solito incrocio congestionato dal traffico del mattino o della sera. E niente ressa sui mezzi pubblici. Insomma, lo smart working presenta indubbiamente tanti vantaggi”, rivela lo psicologo.

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ragazza che lavora in smart working

Non è però tutto oro quel che luccica: quali sono le possibili ripercussioni del proseguimento del lavoro agile sul proprio benessere psico-fisico? “Lo smart working può anche minare il nostro benessere psicologico. Per alcune persone che lavorano da casa il carico lavorativo è aumentato notevolmente. La colpa, ovviamente, non è dello smart working, ma sta nell’incapacità (sia individuale che delle aziende) di creare una situazione lavorativa favorevole che non mini il delicato equilibrio tra vita lavorativa e vita privata”, precisa il dottor Iannone.

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Attenzione all’isolamento sociale

Come gestire dunque il lavoro da casa ed evitare situazioni di disagio? “Per prima cosa, per chi lavora in smart working, diventa essenziale riuscire a definire in maniera chiara spazi e tempi da dedicare al lavoro. Occhio poi al rischio di isolamento sociale: lavorare da casa, specialmente per chi abita da solo, implica una riduzione delle occasioni di socializzazione. Ricercare attivamente spunti per socializzare diventa in questi casi una priorità alla quale non si deve rinunciare. Il lockdown ci ha insegnato quanta sofferenza possa produrre l’isolamento. Organizzare la giornata per dedicare il giusto tempo non solo al lavoro ma anche a coltivare relazioni positive con il partner, i figli, gli amici e i familiari diventa un’ottima profilassi contro lo stress, il burnout, l’ansia e la depressione”, consiglia lo psicologo.

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Come affrontare il rientro in ufficio

C’è però anche chi, terminate le ferie, tornerà a lavorare in sede: riprendere il solito tran tran può generare sentimenti contrastanti: se per alcuni è motivo di stress per altri, invece, è fonte di gioia. “Il rientro in ufficio non è necessariamente traumatico, almeno non per tutti. Sono tante infatti le persone che non vedevano l’ora di tornare sul posto di lavoro sia per socializzare con i colleghi che per avere degli orari prestabiliti da rispettare (a differenza dello smart working) così da riuscire a tracciare un confine tra la vita privata e quella lavorativa. Vivere una sensazione di smarrimento iniziale è fisiologico, bisogna dunque darsi tempo. Pianificare ad esempio attività extra lavorative – come un aperitivo dopo il lavoro oppure una seduta in palestra nella pausa pranzo – rappresenta sicuramente un’ottima soluzione per gestire al meglio l’ansia da rientro”, conclude il dott. Iannone.

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