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A Bologna la Meta Morphosis cinese secondo Zhang Dali

A Palazzo Fava le 220 opere della mostra Meta-Morphosis testimoniano l’incredibile trasformazione che ha vissuto la Cina negli ultimi 30 anni

Meta Morphosis
Silvia Quici Stampa e Comunicazione

S’intitola Meta Morphosis, la prima mostra antologica di uno dei più noti artisti cinesi contemporanei. L’artista arrivò a Bologna nel 1989 dopo i drammatici fatti di Piazza Tienanmen. Ci rimase fino al 1995. Meta Morphosis racconta, quindi, la trasformazione storica, sociale ed economica della Cina degli ultimi trent’anni. Pittore, scultore, performer, fotografo, padre della graffiti art in Cina, la definizione che meglio inquadra Zhang Dali è quella di street artist. Nei suoi lavori Zhang Dali cerca sempre un dialogo con tutti gli elementi, umani ed architettonici corporei ed incorporei. Le sue opere sono il frutto di uno sguardo profondamente umano e partecipe sulla Cina contemporanea e le sue contraddizioni. Ma anche sui rapidissimi cambiamenti che la crescita esplosiva del capitalismo ha portato con sé.

Zhang Dali – Chinese Offspring

Meta Morphosis: la mostra

Nelle nove le sezioni di Meta Morphosis sono raggruppate 220 opere tra sculture, dipinti, fotografie e installazioni. I lavori in mostra spaziano nell’imponente produzione artistica di Zhang Dali. L’esposizione, si apre con la serie di dipinti Human World, che Zhang Dali dipinge negli anni Ottanta, sul finire del periodo di studi all’Accademia Centrale di Arte e Design di Pechino: dipinti ad olio su carta in rosso, nero e bianco in cui dettagli figurativi si mescolano a una rappresentazione onirica, frutto del desidero di sperimentazione dell’artista in un’ottica di contaminazione tra arte orientale ed occidentale. Segue il ciclo di fotografie Dialogue and Demolition che testimoniano la rapidità dei cambiamenti urbanistici della Cina contemporanea.

Zhang Dali – Ak – 47

Le grandi tele

Presenti nell’esposizione anche i grandi dipinti della serie AK-47 e Slogan: nei primi la sigla del kalashnikov, simbolo universale di guerra e sopraffazione, compone i ritratti di uomini e donne, svelando la violenza quale elemento integrante e tessuto connettivo delle esistenze. Nei secondi gli ideogrammi che compongono gli slogan della Repubblica Popolare rivelano, grazie alle variazioni di scale cromatiche, le foto-segnaletiche di uomini e donne dal volto impassibile, privo di qualsiasi segno di gioia o dolore. Volti anonimi quanto gli slogan, appiattiti in una massa umana indistinta. La violenza lascia spazio poi al silenzio e alla pace quasi metafisica nella serie World’s Shadows. La serie è realizzata con l’antico processo fotografico della cianotipia, che disegna su tela di cotone o carta di riso delicate ombre umane, animali e vegetali.

Zhang Dali – Pigeons Cyanotype on Cotton

La condizione del popolo cinese

In mostra anche il ciclo One Hundred Chinese, realizzato tra il 2001 e il 2002. Si tratta di un documentario veritiero sulla condizione del popolo nel nuovo millennio, con la rapida globalizzazione del paese. Le sculture, calchi di persone reali, diventano specchio di esistenze solo apparentemente ricche e privilegiate, in realtà stritolate dai ritmi della modernizzazione. La storia torna prepotentemente nei 100 pannelli della grandiosa serie A Second History. Attraverso materiali d’archivio collezionati, Zhang Dali rivela impietosamente la sistematica manipolazione delle immagini operata dal regime a fini propagandistici degli anni dal 1950 al 1980.

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