Pubblicato il

Spunta un fiore nel deserto

Provano in gran segreto all’interno di scantinati, non possono mostrarsi senza velo ne essere ritratte in foto. Eppure sono le rockstar più famose dell’Arabia Saudita. The Accolade è il loro nome e la loro stessa esistenza è una sfida alla legge coranica.

Fiore
istockphoto.com

Se si pensa ad una rock band, saltano in mente eccessi, fama, apparizioni in pubblico, gossip e quant’altro contorna la vita di ogni rockstar che si rispetti. Invece, nel caso delle The Accolade la situazione è ben diversa. Innanzitutto la band, interamente al femminile, rifiuta gli eccessi della droga (in tutte le sue forme, anche quelle legali come alcool e sigarette), è costretta a provare in segreto e durante le performance live nei locali underground di Jedda, le quattro rockers devono portare l’Abaya (una veste nera che copre interamente il corpo, tipico capo saudita mirato anche a celare le forme femminili).

Nonostante le pesanti restrizioni Dina, Lamia, Amjad e Dareen, queste le componenti della band, continuano ad infiammare i palchi dell’Arabia Saudita e gli animi dei loro spettatori. Le quattro studentesse della King Abdulaziz University, hanno deciso di ispirarsi per il nome del gruppo e per le tematiche trattate, al famoso pittore romantico inglese Edmund Leighton, in particolare al quadro The Accolade, che rappresenta un’eterea e bellissima principessa intenta ad investire un cavaliere del suo rango.

Il loro look, a parte l’Abaya che le copre il corpo, è al di fuori della legge coranica che vige in Arabia, infatti le giovani donne sfoggiano orgogliosamente le loro acconciature ed i loro piercing sul volto, mentre la quasi totalità delle donne arabe deve coprirlo le rare volte in cui si presenta in pubblico. Non si pensi però a dei ribelli impenitenti, le quattro precisano: “Rispettiamo le nostre tradizioni”.

Il primo singolo della band, Pinocchio, è diventato una hit underground, con circa 200.000 download, disponibile sulla loro pagina di Myspace. La formula è quella del rock più classico, ma per un paese conservatore come l’Arabia, è una vera e propria rivoluzione. Con questo non si voglia fare dello squallido etnocentrismo, infatti la nazione ha una crescente scena rock ed una fiorente scena hip-hop, nonostante la polizia religiosa – il Comitato per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio – continui a sorvegliare questo tipo di attività. Fortunatamente in città grandi e cosmopolite come Jidda il controllo è meno severo.

La situazione è ben rappresentata da Dina, fondatrice e chitarrista del gruppo: “La generazione che sta crescendo è diversa da quella là fuori. Tutto sta cambiando. Forse tra 10 anni sarà ok avere un gruppo e fare concerti dal vivo”. Ed ecco che spuntano dal deserto dei fiori, infatti le Accolade non sono per niente spaventate dalla loro situazione culturale ed anzi vogliono continuare a suonare, registrare un disco e fare molti spettacoli live… in abitazioni private è ovvio.

www.myspace.com/accoladeofficial