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Kimchi, l’essenza della cultura coreana

Arriva dall’Asia una delizia che regnerà in tavola durante tutto l’autunno: per chi non ha paura di mettersi ai fornelli, semplici verdure dai sapori decisi sono in grado di rivoluzionare le abitudini alimentari in maniera salutare

Piatto Kimchi
Courtesy of©pimana/iStock

L’amore per la buona tavola non conosce confini geografici: chi si è innamorato del sushi, del dim-sum o dei noodles, dal ghiotto mondo asiatico è in arrivo un altro piatto pronto a conquistare il palato. Dalla Corea con furore ecco il Kimchi, il principale alimento nazionale, un contorno tipico della stagione autunnale nonché un ingrediente utilizzato per la preparazione di altri piatti.

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Perché non ampliare i propri orizzonti culinari e spingersi oltre i limiti e sperimentare nuove ricette? Non sarà difficile misurarsi con gli ingredienti in quanto, a far da protagonisti, sono semplicemente verdure, in primis il cavolo, i frutti di mare salati e spezie come il peperoncino piccante in grado di conferire alla portata la dovuta piccantezza. Che sia buono non ci sono dubbi e il fatto che sia anche salutare di certo non guasta: è infatti ricco di minerali, fibre, oltre a vitamine B e C, fondamentali per tenersi in salute soprattutto durante la fredda stagione.

Ancora oggi, come accadeva in passato, tra fine ottobre e novembre si vedono le donne di casa intente nel preparare grandi quantità di Kimchi mosse dalla paura che le rigide temperature invernali potessero rendere difficile il reperire verdure fresche. Si tratta di un vero e proprio evento che si inserisce nella vita sociale coreana tanto che, dal 5 dicembre 2013, la tradizione del Kimjang è entrata a pieno titolo nell’elenco dei Patrimoni Orali e Immateriali dell’Umanità dell’UNESCO.

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Nonostante in epoca moderna sia facile trovarlo confezionato in tutti i supermercati, le famiglie continuano a produrlo in casa seguendo fedelmente la ricetta antica: vale dunque la pena misurarsi ai fornelli e portare in tavola un pizzico d’Asia.

Si può scegliere se seguire la tradizione e usare il cavolo ma, in alternativa, si può optare per altre verdure come ravanello, cetriolo, cipolla verde o melanzane: si inizia con i cavoli cinesi, due sono sufficienti che, dopo essere stati tagliati a pezzetti, si lasciano risposare in acqua e sale tutta la notte o per un paio di giorni ponendo dei pesi sopra la ciotola.

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Successivamente si risciacqua il cavolo e si aggiunge con la pasta di peperoncino, ne bastano due cucchiai (si può sostituire con 100 gr di peperoncino fresco) l’aglio, il cipollotto, salsa di pesce, un cucchiaio di zenzero tritato e dopo aver mescolato il tutto, si aggiunge un cucchiaio di sale e si lascia riposare a temperatura ambiente in un vaso di terracotta o in un barattolo di vetro per almeno quattro giorni. La fermentazione è fondamentale in quanto è proprio da essa che dipende il suo sapore più o meno intenso.

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