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Disconnettere la mente con la poesia terapia

Versi e immagini che possono aiutare a stare meglio. L’intervista con il poeta e divulgatore Domenico Bulfaro

ragazza che legge
iStock

Stare meglio con i versi, con le ballate o con i sonetti. Questa in sintesi è la ricetta della poesia terapia, disciplina che usa le liriche per stare meglio e che si applica in diversi contesti, da quello dello sviluppo infantile all’ospedalizzazione.

Negli Stati Uniti il suo riconoscimento formale è arrivato nel 1969, con la fondazione dell’APT: Association of Poetry Therapy. In Italia ancora non si parla di una figura riconosciuta a livello professionale ma di singole esperienze alcune delle quali molto significative. Mille Gru è uno di questi. Un gruppo di ricerca poetica nato a Monza nel 2006, diventato casa editrice dal 2008 e che dal 2009 sviluppa propri progetti di poesia terapia.

Abbiamo intervistato uno dei fondatori: il poeta e divulgatore Domenico Bulfaro. Ecco cosa ci ha raccontato del periodo che stiamo vivendo e su come usare l’arte per alleviare sofferenze e preoccupazioni.

Cos’è la poesia terapia

Una definizione di poesia terapia:

“La poesia terapia o poetry therapy fa parte della famiglia delle artiterapie. Quindi come la musicoterapia, la drammaterapia, l’arte terapia, la danzaterapia. Agisce principalmente o come integrazione ad altre terapie come aiuto e supporto, individuale o di gruppo, nella guarigione o autoguarigione da problemi sostanzialmente emotivi, mentali, spirituali. La poesia, a differenza di tutte le altre artiterapie, è lo strumento principale della poetry therapy per prendersi cura del benessere di una persona (ma anche più in generale della natura). Questo strumento e canale privilegiato viene adottato in tutte le sue potenzialità prosodiche, retoriche, simboliche e immaginifiche, in tutte le sue forme letterarie (sonetto, haiku, ballata, filastrocca…) e in tutte le sue modalità ricettive ed espressive (ascolto, lettura, reading, composizione, confronto a partire da una poesia/canzone)”.

Come funziona? Quali disturbi può contribuire a risolvere?

“Le pratiche di poetry therapy possono interessare individui, coppie, famiglie, gruppi, di ogni età, di ogni condizione sociale ed estrazione culturale”.

“Si può impiegare la poesia in forma di lettura, scrittura, composizione, dialogando a partire da un testo poetico o una canzone. Si possono comporre poesie individuali, diadiche (di coppia) o di gruppo… In ogni caso scegliere le parole per noi giuste per esprimere ciò che proviamo, o fruire di parole poetiche capaci di toccarci nell’intimo, è un processo che ci aiuta ad estrarre quelle punte di frecce che creano dolore e ci aiuta a guarire da quelle ferite dell’anima, che credevamo inguaribili”.

“L’impiego della poesia terapia può apportare benefici rispetto a tutti i disturbi che portano a una disarmonia emotiva, mentale o spirituale può essere ricondotta parzialmente o totalmente in armonia, creando uno stato di benessere”.

Poesia terapia e pandemia

In questo periodo delicato come si può contribuire ad alleviare il malessere?

“Rispetto a dottori e infermieri, per citare le categorie più esposte al Covid-19, possiamo poco, ma forse anche nel rispetto del loro sacrificio, come la poesia ci insegna, dobbiamo e possiamo tutti noi, seppur con poco, fare molto. Come Mille Gru abbiamo pensato di avviare per ora due supporti poetici a distanza: nel primo caso si tratta di un concorso di poesia terapia che ha come principali finalità quella di spronare le persone ad esprimere e condividere il proprio dolore e quella di far sì che i loro versi attivino un mutuo-aiuto”.

“Dallo scoramento, la perdita di speranza, lo stress per l’isolamento forzato, per la mancata improvvisa entrata dello stipendio, o peggio per aver perso il lavoro, fino al dolore per la perdita di un proprio caro, che non abbiamo potuto accudire e onorare con una sepoltura degna… il percorso di cura interiore che dobbiamo compiere da subito e che aspetta tutti noi è immane”.

“In un passaggio del suo manuale Nicholas Mazza dice: Ho imparato da Ted Bowman, mio amico e collega alla NAPT, che forse la perdita più rilevante è la perdita del sogno, la perdita di come immaginavamo le nostre vite sarebbero state nel futuro”.

Consigli

Chiediamo al poeta alcuni consigli pratici su come affrontare il post-lockdown: “Come percorso di autoguarigione potrei consigliare qualcosa di semplice: tenere un diario quotidiano di tutte le esperienze negative e positive vissute in questo periodo, rilanciando in positivo sul proprio futuro personale e collettivo. La scrittura quotidiana tritura il dolore. La poesia, in particolare, ha la forza di polverizzarlo. La scrittura poetica quotidiana permette di mettersi in relazione con se stessi e di non ritrovarsi improvvisamente con una montagna di dolore da affrontare tutta insieme”.

“Scrivete del vostro futuro, sognatelo, dategli forma con le parole. Il coronavirus passerà. “Anche questa passerà”, come recita una leggenda persiana, mentre noi saremo ancora qui, migliori di prima”.

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Ultimo aggiornamento il 4 Agosto 2020 14:40
Ultimo aggiornamento il 4 Agosto 2020 14:40

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