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Mostre: l’irriverente Bonvi e il suo Sturmtruppen

Sturmtruppen
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È dedicata al genio irriverente di Bonvi e ai 50 anni dei suoi soldaten la  mostra Sturmtruppen 50 anni. L’iniziativa organizzata da Genus Bononiae e Fondazione Carisbo sarà ospitata a Palazzo Fava dal 7 dicembre. Si tratta di un progetto che covava già da due anni nella mente della figlia di Franco Bonvicini Sofia. Ora è stato possibile disegnare un percorso espositivo di quasi 600 metri quadrati nel cuore di Bologna, patria artistica del grande fumettista. Ricordiamo, infatti, che Bonvi ebbe il suo studio nell’adiacente via Rizzoli, fino alla morte prematura, il 9 dicembre 1995.

Sturmtruppen: il fumetto antimilitarista per antonomasia

Autore dell’esercito a fumetti più famoso del mondo, Bonvi vinse il premio di Paese Sera a Lucca come miglior esordiente. La prima striscia nacque nel 68, mentre l’onda della protesta antisistema, pacifista, rivoluzionaria attraversava il globo. Allergico alle gerarchie e caustico nei confronti del potere in divisa con l’amico Francesco Guccini si scambiava missive su più nobili battaglie ingaggiate con giovani fanciulle. Sturmtruppen nasce come fumetto corale abitato da una ridda di personaggi. Dal soldaten semplice ai vari Sergenten, Capitanen, Generalen e Cuoken. L’unico personaggio dotato di identità era il fiero alleaten Galeazzo Musolesi. Le Sturmtruppen diventano presto il fumetto antimilitarista per antonomasia, denunciando con spirito caustico la stupida bestialità della guerra.

La mostra di Bologna

Curata e progettata da Sofia Bonvicini insieme a Claudio Varetto, la mostra mette in scena 250 opere provenienti dall’Archivio Bonvicini e in gran parte inedite. Se il cuore della mostra è dedicato alle Sturmtruppen, non mancano gli excursus nella vastissima produzione artistica dell’autore. Si va da quella seriale, con Cattivik e Nick Carter, a quella autoriale, per arrivare ad alcune opere pittoriche mai esposte. In mostra anche la produzione VM18 con Play Gulp, parodia erotica di tutto il mondo del fumetto. Presente in mostra anche la ricostruzione dello studio, con materiali e strumenti che mostrano il processo creativo. Il percorso non cronologico evidenzia quanto ancora sia attuale il pensiero di un artista che ha profondamente influenzato la cultura pop italiana novecentesca.

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