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Nykhor Paul, la top che lotta per il Sud Sudan

Dai campi profughi alle passerelle internazionali. Storia di una modella fuggita dal suo paese e oggi richiesta dai brand più prestigiosi

Modella
LaPresse

Questa è la storia di una profuga africana. Scappata minorenne da un paese in guerra con uno stratagemma illegale, rifugiatasi in un altro, malnutrita e in condizioni igieniche scarse, cresciuta in comunità e cambiando ciclicamente famiglie adottive. E’ la storia di una donna che secondo un certo schema mentale avrebbe dovuto essere ricacciata al suo paese, e che per vedute ancora più risolutive sarebbe sicuramente finita a delinquere; un persona per cui ‘non c’è spazio’ per citare un politico francese. E invece Nykhor Paul è l’esempio dell’integrazione che diventa valore, dell’accoglienza che plasma persone non solo per bene, ma di successo. Nykhor è una bellissima modella del Sud Sudan, uno dei paesi più giovani del mondo, che ha conosciuto anni di guerre e sofferenze, ancora non del tutto terminati.

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Nikhor con la mamma. Foto Instagram

Dopo una lunghissima battaglia per ottenere l’indipendenza dal nord, il Sud Sudan nel 2011 ottiene l’autonomia, ma lo scontro si riaccende riversandosi su faide interne. Sono i Nuer e i Dinka le tribù che si contendono il paese a suon di scontri che, ciclicamente, impediscono ai suoi cittadini di trovare una vera stabilità. Nykhor Paul oggi è un’affermata top model, residente a New York e richiesta dalle maggiori griffe di moda, che ha deciso di usare la visibilità per far conoscere al mondo i problemi che affliggono il suo paese, e allo stesso tempo per parlare alla sua gente, attraverso iniziative e campagne condotte per l’associazione Nilotic.

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Foto Instagram del profilo di Nykhor

Nilotic significa ‘del Nilo’, ed è in questa definizione che Nykhor suggerisce ai suoi connazionali di identificarsi: gente del Nilo, popoli con un storia antichissima, con un preziosissimo bagaglio storico e culturale, persone piene di risorse, che non si devono limitare a considerarsi parte di una tribù: ‘sono Nuer, ma non sono di una tribù, io sono del Sud Sudan… su scala mondiale non conta da che tribù provieni… la pace si ottiene solo se deponiamo le armi e ci uniamo’. I messaggi di Nykhor hanno un’eco sempre più vasta grazie al successo che sta ottenendo nel mondo della moda. Sfila per le maggiori maison, sia a New York che a Parigi e Milano, fa da testimonial a numerose campagne pubblicitarie, e non manca mai di mettere il suo volto a disposizione per mostre fotografiche (come quella allestita da Mike Mellia a New York, che ha ritratto i volti dei sudanesi fuggiti da loro paese) o per iniziative che parlano dell’Africa, campagne che promuovono la pace, la scolarizzazione, l’emancipazione da visioni ancestrali che continuano a tenere molte nazioni vittime di conflitti e genocidi.

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Nykhor nel backstage di una sfilata. Foto Instagram

Nykhor in Sud Sudan ci è nata, e ci ha lasciato la famiglia. Fuggita a 9 anni grazie ad un cugino di famiglia che ottiene un visto per gli Stati Uniti e la fa passare per sua figlia, si ritrova in America semi-abbandonata e in condizioni precarie. Gli assistenti sociali intervengono e la portano in una comunità, da cui comincia il pellegrinaggio da una famiglia adottiva all’altra. Fino a che, più che adolescente, si stabilisce da una famiglia che la fa studiare. E il resto è una storia a lieto fine, o quasi: studia psicologia, viene scoperta da un talent scout, e nel giro di pochi anni firma un contratto con Red Model Management, una delle più importanti agenzie americane. Si stabilisce a New York, ora ha soldi da mandare ai suoi familiari, e attraverso campagne finanziate da vari brand e associazioni può andare in Africa come ambasciatrice. Ma il lieto fine non è per tutti, sicuramente non per tutti quelli che sono rimasti nel paese africano: parte della famiglia in tempi recenti è riuscita a fuggire in Etiopia, ma per rappresaglia un fratello di Nykhor, rimasto in Sud Sudan, è stato decapitato.

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La sua è una vita emblematica, molto più comune di quanto si immagini, se pensiamo a come i profughi di paesi in guerra hanno forse salva la pelle, ma non per questo si affrancano da tutto l’orrore che si sono lasciati alle spalle. La storia di Nykhor racconta di determinazione e certo un pizzico di fortuna, ma anche di chi, nonostante il successo nel ‘nuovo mondo’ non dimentica da dove è venuta.

Nykhor nel backstage di una sfilata. Foto Instagram

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