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Lingue che scompaiono, un’iniziativa per conoscerle

Conoscete il walser, l’occitano, il tabarchino, l’arbëreshë e il grico?

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L’Italia possiede un’incredibile ricchezza linguistica. I dialetti e le minoranze sono migliaia, davvero tante per un unico paese. Secondo l’UNESCO solo nel Belpaese ci sono ben 30 lingue in pericolo. Probabilmente, se ci mettessimo a tener conto delle infinite variazioni regionali, ne troveremmo anche di più. Le lingue locali sono tantissime, e sono un patrimonio prezioso, che purtroppo si sta perdendo. Walser, occitano, tabarchino, arbëreshë, grico, per citarne alcune, sono lingue (italiane) che stanno scomparendo.

Salviamo le lingue che muoiono

Proprio per questo CTRL magazine, rivista italiana di reportage, ha deciso di realizzare un libro sui luoghi d’Italia dove la lingua madre non è l’Italiano. E Babbel, la app leader nell’apprendimento delle lingue online, appoggia l’iniziativa. Da questa collaborazione, sono nati cinque interessanti video sulle lingue italiane che stanno morendo.

Nel mondo ci sono circa 2.500 lingue sull’orlo dell’estinzione. In 500 anni ne abbiamo perse già il doppio. “Ogni lingua è importante e perderne anche solo una è un delitto” afferma Giulia Depentor, editor della rivista online di Babbel e promotrice della collaborazione. Stiamo scomparendo – Viaggio nell’Italia in minoranza è il titolo dell’iniziativa (e del libro) nata dalla redazione di CTRL. Mentre i video, il cui contenuto è stato raccolto da Emanuela Colombo, fotografa e videomaker, per conto di CTRL, sono visibili sul sito di Babbel accompagnati da un testo esplicativo.

Un viaggio nelle terre d’Italia dove ancora oggi si parlano il walser, l’occitano, il tabarchino, l’arbëreshë, il grico. Dalle pendici del monte Rosa al Salento. Inoltre, sulle orme della fotografa si sono mossi cinque scrittori, che in questi stessi territori hanno passato diversi giorni. Facendosi raccontare le storie di vita quotidiana, andando ad ascoltare con le proprie orecchie i suoni di queste lingue antiche che ancora, a fatica, resistono. “Non si tratta di folclore. Né di passatismo o di interesse linguistico-accademico. Questi racconti, queste testimonianze, ci fanno capire quanta diversità, quanta ricchezza, quanta umanità si perde quando una lingua scompare”, commenta Nicola Feninno, il direttore di CTRL magazine.

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