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A Napoli i colori della luce di Bruno Munari

Inaugura il 29 novembre presso il Museo Plart un’affascinante rassegna sulle proiezioni di Bruno Munari, protagonista dell’arte programmata e cinetica

Bruno Munari
Courtesy Miroslava Hajek

Analizza le Proiezioni a luce fissa e le Proiezioni a luce polarizzata realizzate da Bruno Munari negli anni Cinquanta. E’ la mostra BRUNO MUNARI. I colori della luce. Curata da Miroslava Hajek e Marcello Francolini, la rassegna è allestita presso il Museo Plart di Napoli. Bruno Munari è uno dei massimi protagonisti dell’arte programmata e cinetica. L’artista è autore di una ricerca multiforme che definisce la figura di un intellettuale che ha interpretato le sfide estetiche del Novecento italiano. Munari ha lungamente esplorato la relazione fra le discipline e l’interscambio fra il concetto di opera e quello di prodotto, fra forma e funzione.

Bruno Munari – Vetrini a luce polarizzata, 1953

Il processo di smaterializzazione dell’arte

Ricordiamo che l’artista arriva nel 1950, al processo di smaterializzazione dell’arte attraverso l’uso di proiezioni di diapositive. Queste “Proiezioni Dirette” erano composizioni realizzate con materiali organici. Come ad esempio pellicole trasparenti e colorate in plastica, pittura, retini, fili di cotone fermati fra due vetrini. Questi piccoli collage erano proiettati al chiuso e all’aperto, sulle facciate di edifici, dando una sensazione di monumentalità. Si conquista così un’inedita spazialità, tridimensionale e pervasiva, dell’opera. Nasce la “pittura proiettata” di Munari che giunge al suo culmine nel 1953. In quest’anno l’artista scopre e mette a punto per la prima volta il modo in cui scomporre lo spettro di luce attraverso una lente Polaroid. Utilizzando, infatti, un filtro polarizzato movibile applicato a un proiettore per diapositive, Munari ottiene le Proiezioni Polarizzate. Si compie così l’utopia futurista di una pittura dinamica e in continuo divenire.

Bruno Munari – Vetrini a luce polarizzata, 1953

Bruno Munari: la mostra

Il percorso espositivo mette in scena a Napoli per la prima volta proprio le “Proiezioni Dirette” e le “Proiezioni Polarizzate”. Trattandosi di opere risalenti ad oltre cinquant’anni fa il lavoro di digitalizzazione si è reso necessario anche per la conservazione di queste opere, vista la loro precaria costituzione materiale. Il lavoro di Munari presentato in mostra ha, inoltre, inciso in modo determinante sui successivi sviluppi dell’Arte cinetica in Francia e dell’Arte programmata in Italia. In più, gli ambienti realizzati per mezzo di proiezione diretta o di proiezione polarizzata hanno anticipato le soluzioni proprie delle video-installazioni multimediali.

Bruno Munari – Macchina inutile aerea, 1947

Da non perdere

La mostra è arricchita dalla presenza di alcune opere esemplificative di quella ricerca che condurrà Munari, già a partire dagli anni Trenta e Quaranta. È il caso della Macchina Inutile (1934), Tavola Tattile (1938), Macchina Aritmica (1947). Tutte opere che dichiarano una volontà di uscita dalla bidimensionalità. Questa volontà raggiungerà il suo culmine nell’ideazione di Concavo-Convesso (1947). Il dipinto Punto di luce rivela poi in nuce le ricerche formali a cui Munari arriverà proprio con le proiezioni dirette e polarizzate. In queste è tra l’altro presente una ricerca di sensibilizzazione, in senso artistico e visuale, delle materie plastiche colorate che sono usate per trasparenza.

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