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Il Museo di Capodimonte apre i suoi depositi al pubblico

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Ufficio Stampa Electa

Con la mostra “Carta Bianca. Capodimonte Imaginaire” il Museo di Capodimonte aveva inaugurato una trilogia di esposizioni. Lo scopo era quello di sfidare il principio costitutivo del museo. Il Capodimonte di Napoli veniva, quindi proposto non più come entità statica ma come luogo di libertà, di creatività, di vivace diversità della conoscenza e del gusto. Ora la seconda mostra della trilogia “Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere” vuole raccontare fino al 15 maggio il ruolo e la storia dei depositi. Una storia che deve fare i conti con le scelte imposte dai dettami del gusto, con la natura della collezione del museo e con lo stato conservativo delle opere.

Madrazo Mariano Fortuny – Beduino Cacciatore

La collezione

Ricordiamo che i 5 depositi del Museo di Capodimonte conservano opere di ogni tipo. Fra queste ci sono gli oggetti esotici che il Capitano James Cook donò a Ferdinando IV di Borbone. Non mancano i numerosi serviti da tavola in porcellana di Meissen, di Berlino e della Manifattura Richard Ginori. Sempre negli stessi depositi si trovano, oggi, per ragioni di allestimento, alcune opere di Sebastiano del Piombo, di Battistello Caracciolo, di Giovanni Lanfranco, di Francesco Solimena di Domenico Morelli. Tutte opere la cui attribuzione è incerta o copie, quest’ultime bandite dalle esposizioni museali. Ma non solo. Sono conservate inoltre opere in condizioni conservative precarie che ne compromettono la leggibilità. Presenti nei depositi oggetti rari di provenienza Farnese attualmente nella Wunderkammer del Museo e la collezione del cardinale Stefano Borgia.

Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere, allestimento

Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere : la mostra

Il percorso espositivo mette in scena oltre 1000 opere di cui 350 dipinti fra tavole e tele dal XV al XX secolo. In mostra anche 700 pezzi tra sculture ed opere di arti decorative, per raccontarne il ruolo e la storia del museo. Fra i dipinti in mostra spiccano quelli di Giuseppe Casciaro, Vincenzo Ciardo, e Francesco Paolo Michetti. E poi ancora  Johan Basil Grundmann, Vincenzo Migliaro, Giuseppe Mancinelli. Presenti anche Giuseppe Navarra, Bartolomeo Schedoni, Annibale Carracci e Calcedonio Reina. Nel percorso trovano inoltre spazio opere di Lavinia Fontana, Madrazo Mariano Fortuny e Jane Benham Hay.

Giovanni Lanfranco – Martirio di un santo – 1640/44 ca.

Da non perdere

Ricordiamo, infine che la trilogia di mostre si concluderà con C’era una volta Napoli. Storia di una grande bellezza. In scena dal prossimo 14 giugno l’esposizione dimostrerà, con 1000 oggetti, che anche un percorso espositivo può diventare uno spettacolo. Con “C’era una volta Napoli”, 150 personaggi delle grandi opere musicali del secolo d’oro napoletano incontreranno la storia visuale e la collezione di arti decorative del Museo. Particolare risalto sarà dato alle porcellane, e all’alto artigianato sartoriale delle grandi produzioni del Teatro di San Carlo.

Calcedonio Reina – lI ragno nel chiostro, 1881
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